Monday, April 25, 2005

Girl soldiers: the forgotten victims of war

Girl soldiers: the forgotten victims of war
By Kim Sengupta
25 April 2005
Girls make up almost half of the 300,000 children involved in wars, according to a report which says they are abducted, raped and often used as currency among fighters.
http://news.independent.co.uk/world/politics/story.jsp?story=632720

Report: 7 countries use girl soldiersBy UNITED PRESS INTERNATIONAL Published April 25, 2005
LONDON -- A report by Save the Children claims girls as young as eight make up almost half of the world's 300,000 young casualties of war in seven countries. The report, "Forgotten Casualties of War," claims girls are abducted, raped and often used as currency among fighters, in some cases by groups who have had the support of Britain and the United States. Among countries involved are Colombia, Pakistan, Uganda, the Philippines and the Democratic Republic of Congo. In the DRC, there are up to 12,500 girls in armed groups. In Sri Lanka, 43 percent of the 51,000 children involved are girls, The Independent reported Monday. Girls are harder to help than boy soldiers and are wary of joining rehabilitation programs because of fear it will expose what had happened to them and lead to further shunning by their home communities, the charity said. It said as well as sexual abuse and combat, female captives are often forced into dangerous tasks, surviving on less food and medical aid. Many suffer chronic illness and disability and have to look after babies conceived by rape.

il rapporto

messa di insediamento

IL PRESIDENTE PERDE CONSENSI

LA Stampa
DOPO I SUCCESSI DELLA POLITICA INTERNAZIONALE, IL PRESIDENTE PERDE CONSENSI SUL FRONTE INTERNOL’America boccia Bush il riformatore 22-04-2005

U.S.: Investigate Rumsfeld, Tenet for Torture

U.S.: Investigate Rumsfeld, Tenet for Torture
(New York, April 24, 2005)—The United States should name a special prosecutor to investigate the culpability of Secretary of Defense Donald Rumsfeld and ex-CIA Director George Tenet in cases of detainee torture and abuse, Human Rights Watch said in releasing a new report today.
zampaglione sulla rep

Concluso il summit Asia-Africa: molti propositi, nessun impegno

25 Aprile 2005
INDONESIA
Concluso il summit Asia-Africa: molti propositi, nessun impegno
Jakarta (AsiaNews/Agenzie) – A conclusione del summit Asia-Africa, i leader partecipanti hanno annunciato una “nuova alleanza strategica” per “agevolare il commercio e combattere la povertà”. Il summit non ha prodotto alcun documento che impegna i governi.
Nei 2 giorni di riunioni e colloqui – dal 22 al 24 aprile - si sono incontrati a Bandung i rappresentanti di quasi 90 stati, tre quarti della popolazione mondiale. Il presidente indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, ha avvertito che questo accordo “di fatto”, anche se non ratificato in maniera ufficiale, richiede che gli stati rimangano fedeli all’impegno di reciproco sostegno.
Analisti osservano che questo tipo di incontri potrà essere utile per cooperare contro problemi comuni - come l’Aids - ma non sarà capace di intervenire su questioni endemiche come la povertà. L’incontro è avvenuto a Bandung dove, 50 anni fa, è nato il Movimento dei paesi non allineati.
Secondo alcuni esperti non è corretto paragonare il summit di questi giorni al movimento: la situazione politica internazionale è diversa, non essendo più polarizzata in blocchi contrapposti.
Il prossimo summit avrà luogo in Sud Africa nel 2009. (PB)

Nation's Inmate Population Increased 2.3

Nation's Inmate Population Increased 2.3 Percent Last YearBy THE ASSOCIATED PRESS Published: April 25, 2005

Nytimes

il rapporto del Bureau of Justice Statistics

malaria's day

Malaria: Msf lancia l'allarme, l'Oms non fronteggia la realtà
MSF - Medici Senza Frontiere
sabato, 23 aprile, 2005

In occasione della giornata mondiale contro la malaria, che si celebra il 25 aprile, l'associazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere (MSF) si dichiara gravemente insoddisfatta in quanto i governi dei Paesi ricchi, l'OMS, l'UNICEF e il Global Fund, si rifiutano di ammettere che la strategia globale per la lotta alla malaria sta fallendo. L’OMS ha dichiarato la Malaria, così come l’HIV/AIDS e la tubercolosi, una delle più grandi minacce alla salute pubblica, che minano lo sviluppo nei Paesi più poveri del mondo ma a tutt'oggi uccide tra uno e due milioni di persone ogni anno e ne infetta circa 500 milioni. Circa il 40% della popolazione mondiale, soprattutto chi vive nei paesi più poveri del mondo, è a rischio di malaria e tra i più colpiti sono proprio i bambini. Nell'aprile del 2001 l'OMS aveva raccomandato che i Paesi più colpiti dalla malaria scegliessero medicine più efficaci, visto che le forme più virulente di malaria sono divenute resistenti ai vecchi farmaci nella stragrande maggioranza dei Paesi in cui erano adoperati. La nuova coraggiosa strategia consisteva nel passare dai vecchi trattamenti inefficaci alle ACT (Artemisin combination therapies), terapie combinate a base di artemisina. La sostituzione di vecchi farmaci con l'ACT potrebbe salvare le vite di bambini e adulti che soffrono di malaria resistente. L'OMS stima che fino a 2 milioni di bambini muoiono di malaria ogni anno e che in Africa ne muore uno ogni 30 secondi. In apparenza, lo spostamento verso farmaci più efficaci contro la malaria sembrava riscuotere successo: più di 50 Paesi molto colpiti hanno deciso di passare alle ACT. Ma c'è una complicazione. Solo 9 dei 33 Paesi africani che hanno deciso di adottare questo cambiamento terapeutico hanno effettivamente accesso alle ACT e solo da poco hanno iniziato a usare questi trattamenti più efficaci contro la malaria. Dunque, in realtà la grande maggioranza di Paesi sta continuando a usare farmaci che non funzionano più. La gente continua a morire perché la comunità internazionale ha fallito nel diffondere sufficientemente la nuova strategia terapeutica. Dal 2003 MSF ha iniziato ad avvertire che c'era un pericolo di scarsità di farmaci, ma la risposta è stata fallimentare. Nel marzo 2004 l'UNICEF si era impegnata a prendere il comando dell'organizzazione delle forniture di farmaci, ma fin qui ha fallito in questa operazione. Anche il Global Fund si era impegnato a tentare di mettere insieme quantitativi sufficienti di ACT per i Paesi che li richiedono, ma a oggi nessuna azione è stata intrapresa. Il problema è diventato particolarmente grave in seguito al fallimento dell'accordo Novartis/OMS del 2001 per fornire il Coartem (nome commerciale dell'ACT prodotta dalla Novartis). Anche se Novartis si era impegnata a compiere "tutti gli sforzi ragionevoli" per produrre quantità di ACT sufficienti in base alle previsioni dell'OMS, essi hanno fallito questo mandato e invece stanno razionando drasticamente le quantità di farmaci disponibili per i Paesi più colpiti. Tutti i fornitori di ACT certificati dall'ONU - Cipla (India), Sanofi (Francia), e Novartis (Svizzera) - hanno detto che, per poter assicurare la produzione di quantità sufficienti di ACT hanno bisogno di ricevere quantitativi di ordini garantiti. La partnership dell'OMS di lotta alla malaria chiamata "Roll Back Malaria" è sottofinanziata; i donatori non rispondono. MSF si chiede se i Paesi finanziatori e il Global Fund si decideranno a finanziare forniture sufficienti di questi farmaci essenziali o se la gente dovrà continuare a morire a causa dell'inerzia dell'UNICEF e del Global Fund. L'unico passo avanti registrato è il recente annuncio di un accordo di collaborazione tra la "Drugs for neglected diseases initiative" (Dndi) e la Sanofi-Aventis per sviluppare un nuovo farmaco, semplice da usare, da vendere nei Paesi in via di sviluppo a meno di un dollaro. La nuova terapia che diventerà disponibile per i pazienti nel 2006, è una combinazione in dose fissa (fixed dose combination/FDC) di due diversi principi attivi: artesunato e amodiquina (AS/AQ). A oggi oltre 30 protocolli nazionali in Africa e Indonesia hanno raccomandato la combinazione di artesunato e amiodaquina nel trattamento di prima linea. Questa combinazione di farmaci può comunque essere usata solo in zone e regioni endemiche dove il tasso di resistenza all’amodiaquina è sotto il 25%. Si stima che 10 milioni di persone potrebbero beneficiare di questo trattamento ogni anno.

rapporto Wb

pressrelase WB

Friday, April 22, 2005

INIZIA VERTICE ASIA-AFRICA, PRIMO MINISTRO GIAPPONESE CHIEDE SCUSA PER GUERRE

ASIA 22/4/2005 10:54
Il primo ministro giapponese Junichiro Koizumi ha chiesto scusa per i “tremendi danni e le sofferenze” inflitti da Tokyo nel secolo scorso a Paesi dell’area asiatica. Lo ha fatto intervenendo al vertice Asia-Africa apertosi oggi a Giakarta, in Indonesia, con lo scopo di rafforzare le relazioni tra i due continenti. Parlando ai capi politici di un centinaio di Stati africani e asiatici, tra cui il presidente cinese Hu Jintao, il premier nipponico ha detto: “In passato il Giappone, attraverso il suo ruolo coloniale e con politiche di aggressione, ha provocato tremendi danni e sofferenze alla gente di molti Paesi, in particolare alle nazioni dell’Asia. Tokyo guarda con franchezza a questi episodi storici in spirito di umiltà”. Koizumi ha aggiunto che il popolo giapponese prova “profondo rimorso e chiede perdono di cuore” per il ruolo svolto in passato. Il discorso potrebbe contribuire a ristabilire le relazioni con Pechino, guastatesi di recente in seguito all’approvazione in Giappone di manuali scolastici di storia in cui, secondo la Repubblica popolare cinese, sono omesse le atrocità compiute dai nipponici nel XX secolo. Koizumi ha detto che spera di incontrare Jintao domani, a margine del summit, ma Pechino non ha ancora replicato all’invito. Intanto però oltre 160 parlamentari giapponesi e loro rappresentanti hanno visitato il controverso santuario di Yasukuni, dedicato ai 2,5 milioni di loro connazionali che morirono nella seconda guerra mondiale; il gesto potrebbe contribuire a rinfocolare le tensioni con la Cina perché tra i caduti si sono criminali di guerra.

DIMINUISCONO I POVERI NELLE CAMPAGNE

Il numero di cinesi residenti in aree rurali che vivono "in stato di estrema povertà" è diminuito nel 2004 di 2,9 milioni rispetto all’anno precedente: l’Ufficio nazionale di statistica (Nbs), specifica che l’anno scorso sono risultati 26,1 milioni gli individui del tutto privi di mezzi, pari al 2,8% dell’intera popolazione rurale della Repubblica popolare cinese. Una diminuzione ancora più marcata - sempre nell’ambito dei residenti nelle campagne - si è registrata tra le persone a basso reddito, che hanno risolto bisogni primari come l’alimentazione ma risultano comunque poco abbienti: secondo l’Nbs, sono in tutto 49,77 milioni, ovvero il 5,3% della popolazione rurale, con un calo di 6,4 milioni rispetto all’anno precedente. L’Ufficio nazionale di statistica aggiunge che nel 2004 il reddito ufficiale pro-capite dei cinesi "estremamente poveri" è salito a 668 yuan (62 euro) rispetto ai 637 (59 euro) del 2003, mentre quello delle persone a basso reddito è aumentato da 882 (76 euro) a 924 yuan (85 euro). Secondo l’Nbs, l’anno scorso il governo di Pechino ha attuato una serie di misure economiche e previdenziali in sostegno della popolazione rurale. [LM
CHINA 22/4/2005 0:51

L’ONU MACCHIATA DAGLI SCANDALI

Annan e «Oil for food», ora scelte severe
L’ONU MACCHIATA DAGLI SCANDALI
di GIANNI RIOTTA
Supponiamo che il presidente di una multinazionale sia indagato per appalti privilegiati concessi al proprio figliolo, mentre il consiglio d'amministrazione sparge mazzette a un sanguinario dittatore e i dirigenti finiscono, uno dopo l'altro, dimissionari per corruzione. E supponiamo che impiegati dell’azienda vengano accusati di avere violentato bambine affamate in Africa, in cambio di un biscotto. E che, infine, due commissari dell’inchiesta sullo scandalo denuncino l’insabbiamento delle loro rivelazioni. Come reagirebbe l'opinione pubblica? Con sdegno certo, picchetti di ragazzi appassionati fuori dagli uffici della multinazionale, sussiegosi editoriali sui giornali, richieste di condanne, pronte e definitive. Questo triste scenario di fantasia è in corso, tragicamente reale, alle Nazioni Unite, la più importante e prestigiosa organizzazione multilaterale del pianeta. Il segretario generale Kofi Annan resta impegolato nello scandalo Oil for food (i fondi neri pagati ai gerarchi di Saddam Hussein, una palude di 50 miliardi di euro), con il figlio Kojo a nascondere le imbarazzanti parcelle Cotecna, una delle aziende coinvolte. Dopo le accuse di condotta illecita al sottosegretario Onu, Sevan, è ora il canadese Strong, inviato dell’Onu in Corea, a doversi «autosospendere» perché troppo amico di un lobbista che smistava mazzette irachene. E due membri della commissione d’inchiesta, Robert Parton e Miranda Duncan, si sono dimessi, in segno di protesta contro le pressioni indebite, tese ad ammorbidire il rapporto finale a favore di Kofi e Kojo Annan. Degli abusi sessuali dei Caschi Blu in Africa, purtroppo tutti sappiamo, grazie alle confessioni delle bimbe stuprate che mai avremmo voluto ascoltare. È possibile, in questo clima, che le Nazioni Unite svolgano il ruolo indispensabile di mediazione degli affari internazionali sognato dai padri fondatori? Può un segretario affannato a difendersi da addebiti ogni giorno più umilianti, con lo staff che si squaglia e la commissione d’inchiesta lacerata dalle polemiche, condurre con serenità la delicata riforma del Consiglio di Sicurezza? No. E basta una sassata degli studenti cinesi, coccolati dalla polizia di Pechino, contro l’ambasciata giapponese, in odio al seggio di Tokio in Consiglio, a mandare all’aria la speranza di un’Onu trasformata in assemblea del mondo globale. Al Palazzo di Vetro nessuno ha più l’autorità morale per comporre i dissidi. Le Nazioni Unite devono ritrovare l’armonia, l’etica e l’indipendenza necessarie nel turbolento pianeta del 2005: sono falsi amici della bandiera blu coloro che, con ipocrisia, ne celano gli strappi. I veri amici chiedono, senza malizia, una riforma razionale che rammendi l’ordito logorato. Negli ultimi anni l’Onu è stata proposta, da improvvisati tribuni, come coscienza morale capace di opporsi alle guerre, agli imperialismi, all’inquinamento perfino, in nome della pace e dell’armonia. Ammesso che sia questo il suo ruolo, e non piuttosto la pragmatica e robusta mediazione degli interessi diffusi in nome dei diritti umani e dello sviluppo, è evidente che le Nazioni Unite stanno perdendo carisma, incapaci di intimidire prepotenti e grassatori. Proprio mentre il Senato Usa rilutta opportunamente, incerto se confermare il collerico conservatore Bolton come ambasciatore di Washington all’Onu, gli uomini di Kofi Annan si incaponiscono in un’erratica condotta che conferma i peggiori pregiudizi unilaterali dei neoconservatori. Per chiunque ami davvero l’Onu, e voglia servirla con passione, il momento delle scelte severe e disinteressate è giunto. Entro settembre, quando si discuterà di riforme, il Palazzo di Vetro deve ripulirsi dalle chiazze di petrolio e tornare cristallino.

Wednesday, April 13, 2005

World Economic Outlook

World Economic Outlook
Globalization and External Imbalances
La crescita mondiale per l'anno in corso sarà del 4,3% Nei Paesi dell'area euro si prevede un +1,6%
Imf
reuters
repubblica

nike svela lista fornitori

Tuesday, April 12, 2005

Report criticizes Halliburton's work

Report criticizes Halliburton's work
Iht

Ex-Intel Chief Blasts Bolton at Hearing

WASHINGTON Apr 12, 2005 — A former chief of the State Department's bureau of intelligence and research castigated John R. Bolton on Tuesday as a "kiss-up, kick-down sort of guy" who abused analysts who disagreed with his views of Cuba's weapons capabilities.
ap

ETIOPIA: 3 MLN RISCHIANO DI MORIRE DI FAME

ETIOPIA: 3 MLN RISCHIANO DI MORIRE DI FAME
rep

US monthly trade gap widens to $61bn

US monthly trade gap widens to $61bn
ft

China Premier Questions Japan Council Seat

BEIJING Apr 12, 2005 — China's premier warned Japan on Tuesday that it isn't ready for a permanent seat on the U.N. Security Council until it faces up to its history of aggression and wins its neighbors' trust.
Abc

Golden opportunity for Arab nations

Golden opportunity for Arab nations to boost reform in favour of children
unicef
unicef2

Arab world child welfare

- Arab world makes much progress in child welfare but still has way to go – UN
unicef

- Chile, Mexico to Vie for OAS Leadership

- Chile, Mexico to Vie for OAS Leadership
worldbank rassegna

- Aid To Poor Nations Climbs By 4.6 Percent: OECD

- Aid To Poor Nations Climbs By 4.6 Percent: OECD
http://www.oecd.org/document/3/0,2340,en_2649_201185_34700611_1_1_1_1,00.html

Monday, April 11, 2005

Report faults Rich nations' farm subsidies

The Associated Press/GENEVA
By SAM CAGEAssociated Press Writer
Report faults Rich nations' farm subsidies

Bolton Vows to 'Work With All' at U.N.

Bolton Vows to 'Work With All' at U.N.
Monday April 11, 2005 4:01 PM
AP Photo NY107
By BARRY SCHWEID
AP Diplomatic Writer
WASHINGTON (AP) - John R. Bolton, a blunt diplomat whose nomination as U.S. ambassador to the U.N. is opposed by most Democrats and a chunk of the foreign policy establishment, pledged Monday to help strengthen a world body that has occasionally ``gone off track.''
guardian

elezioni regionali: speciale del Sole 24 ore

elezioni regionali: speciale del Sole 24 ore
- parlamentini in mano ai 5oenni
- ricambio solo a metà

fini alle nazioni unite per riforma onu

fini alle nazioni unite per riforma onu
corriere

Saturday, April 09, 2005

Terra sempre più a rischio a causa dell'uomo

Terra sempre più a rischio a causa dell'uomo
Stefano Baldolini

“L'attività umana sta ponendo dei seri rischi alle naturali funzioni della Terra tanto che la capacità degli ecosistemi del pianeta di sostenere le future generazioni non può più essere data per scontata.” Questa la drammatica denuncia del Millennium Ecosystem Assessment Synthesis Report, ricerca coordinata dalle Nazioni Unite e finanziata da Global Environment Facility, United Nations Foundation, David and Lucile Packard Foundation e Banca Mondiale.
“Il 60% dei servizi forniti dalla natura al genere umano – aria pulita, acqua, stabilità climatica.. - è degradato o usato in maniera non sostenibile.”
E le dannose conseguenze di tale tendenza “potrebbero crescere significativamente nei prossimi 50 anni vanificando gli sforzi verso i cosiddetti Obiettivi del Millennio”, si legge nel documento alla cui stesura hanno collaborato oltre 1.360 esperti di 95 paesi.
Negli ultimi cinquant'anni gli esseri umani hanno modificato gli ecosistemi “più rapidamente e profondamente” che in qualsiasi altro periodo della storia umana, soprattutto per venire incontro alla crescente domanda di cibo, acqua dolce, legno, fibre e combustibile.
Con il termine “ecosistema”, introdotto nel 1935 dall’ecologo inglese George Tansley, si intende il sistema formato dall'insieme degli organismi vegetali e animali che popolano un dato luogo e dai fattori ambientali che caratterizzano il luogo stesso. Un ecosistema ha capacità di autoregolazione. Cioè entro certi limiti riesce a tamponare le variazioni determinate da fattori esterni, ripristinando il suo equilibrio; ma al di fuori di tali valori l’equilibrio tra le componenti del sistema può spostarsi in modo irreversibile, determinando l’alterazione o la morte dell’ecosistema stesso (si pensi all’immissione di un’ingente quantità di inquinanti chimici in un piccolo lago). Proprio tale principio sembra essere minato dalla recente accelerazione impressa dall’uomo. Per farsi un’idea basta pensare che è stata convertita alla coltivazione più terra dal 1945 che nel diciottesimo e diciannovesimo secolo messi insieme. “Ciò ha provocato una sostanziale e irreversibile perdita delle biodiversità” con il risultato che oggi rischiano l'estinzione dal 10% al 30% delle specie di mammiferi, uccelli e anfibi.
A partire da tali ipotesi lo studio prefigura scenari inquietanti: epidemie di colera o malaria, ma anche la comparsa di malattie ad oggi sconosciute. E prova a tracciare le linee per i cosiddetti decision makers sollecitati a cambiare le basi economiche su cui si compiono le scelte, a migliorare le politiche, la pianificazione e la gestione, ad influenzare i comportamenti individuali e sviluppare le tecnologie a basso impatto ambientale.
Il genetista e filosofo della scienza Lewontin affermava che “ogni organismo produce e distrugge le condizioni della propria esistenza” ma che “gli esseri umani hanno una proprietà unica che non è condivisa dagli altri organismi. (..) Non possono arrestare i cambiamenti del mondo ma con un’adeguata organizzazione sociale possono orientare quei cambiamenti in una direzione più vantaggiosa e così, forse, anche rimandare la loro estinzione di alcune centinaia di migliaia di anni.” (Biologia come ideologia, 1991). Il rapporto, disponibile online all’indirizzo www.millenniumassessment.org, sembra lanciare l’ennesimo appello perché, da tale peculiarità, si riprovi a ripartire.
Europa di giovedì 31 marzo

Fmi: finanza mondiale più solida, rischiano le famiglie

Fmi: finanza mondiale più solida
Per il Fondo sono ora le famiglie ad assorbire gli shock globali e necessitano quindi di maggiore protezione.
di Alessandro Merli
Il Sole 24 ore

Wednesday, April 06, 2005

Tessile: ue, via libera a linee guida anti-Cina
Per eventuale salvaguardia contro import Pechino (ANSA) - BRUXELLES, 6 APR - La Commissione europea ha approvato 'le linee direttrici' per il via libera alle misure contro le importazioni del tessile dalla Cina.Lo ha reso noto un portavoce dell'eurogoverno che ha approvato una proposta presentata dal commissario al commercio Peter Mandelson. Le linee guida infatti potrebbero permettere a Bruxelles di dare via libera alle misure di 'salvaguardia' contro le importazioni del tessile abbigliamento cinese. /writer

http://europa.eu.int/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/05/392&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en
Tessile: ue, via libera a linee guida anti-Cina
Per eventuale salvaguardia contro import Pechino (ANSA) - BRUXELLES, 6 APR - La Commissione europea ha approvato 'le linee direttrici' per il via libera alle misure contro le importazioni del tessile dalla Cina.Lo ha reso noto un portavoce dell'eurogoverno che ha approvato una proposta presentata dal commissario al commercio Peter Mandelson. Le linee guida infatti potrebbero permettere a Bruxelles di dare via libera alle misure di 'salvaguardia' contro le importazioni del tessile abbigliamento cinese. /writer

http://europa.eu.int/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/05/110&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en

http://europa.eu.int/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/05/392&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en

Arab Human Development Report: commenti

Il Wp sull'Arab Human Development Report.
Il Nyt sull'AHDR.
The Jerusalem Post.
Oggi ne parla anche Repubblica (Anais Ginori)

Tuesday, April 05, 2005

Arab Human Development Report 2004

Pena morte: 2004, 3.797 esecuzioni - rapporto Amnesty

Pena morte: 2004, 3.797 esecuzioni
Stragrande maggioranza in Cina, rivela Amnesty International (ANSA) - GINEVRA, 5 APR - Nel 2004 almeno 3.797 persone sono state giustiziate in 25 paesi. La stragrande maggioranza delle esecuzioni e' avvenuta in Cina: 3.400. Lo rende noto un rapporto di Amnesty International. Dopo la Cina, al 2/o posto della poco edificante classifica c'e' l'Iran con 159 esecuzioni capitali, poi il Vietnam (64) e gli Usa (59). Le condanne a morte sono state, sempre nel 2004, 7.395 e sono state comminate in 64 diversi paesi. Amnesty precisa che queste cifre sono ben al di sotto della realta'.

AMNESTY INTERNATIONALPRESS RELEASEAI Index: ACT 50/011/2005 (Public)News Service No: 072 5 April 2005Embargo Date: 5 April 2005 00:01 GMT
Death Penalty: 3,797 executed in 2004During 2004, more than 3,797 people were executed in 25 countries and at least 7,395 were sentenced to death in 64 countries, said Amnesty International today. Releasing its annual worldwide statistics on the use of capital punishment, Amnesty International called on the United Nations Commission on Human Rights, currently meeting in Geneva, to condemn the death penalty as a violation of fundamental human rights. "The figures released today are sadly only the tip of the iceberg. The true picture is hard to uncover as many countries continue to execute people secretly -- contravening United Nations standards calling for disclosure of information on capital punishment," said Amnesty International. A few countries accounted for the majority of executions carried out during 2004. China executed at least 3,400 people, but sources inside the country have estimated the number to be near 10,000. Iran executed at least 159, and Viet Nam at least 64. There were 59 executions in the USA, down from 65 in 2003."Despite the worldwide trend towards abolition, these figures highlight the ongoing need for concerted action by the international community to consign the death penalty to history.""It is worrying that the vast majority of those executed in the world did not have fair trials. Many were convicted on the basis of ’evidence’ extracted under torture."In 2004, Ryan Matthews became the 115th prisoner in the USA since 1973 to be released from death row on the grounds of innocence. He had been sentenced to death in Louisiana in 1999 for a murder committed when he was 17 years old. His death sentence was overturned in April 2004 after an appeal judge found that the prosecution had suppressed evidence at the trial, and on the basis of DNA evidence that pointed to another person as being the murderer. While executions continued, the abolition of capital punishment advanced. Five countries abolished the death penalty for all crimes in 2004 - Bhutan, Greece, Samoa, Senegal and Turkey. At year end, 120 countries had abolished the death penalty in law or practice.Several countries, while retaining the death penalty in law, observed moratoria on executions. A law on "the suspension of the application of the death penalty" was signed into force in July in Tajikistan, and in January this year President Aksar Akayev of Kyrgyzstan announced that a moratorium on executions, which had been in place since 1998, would be extended for another year. Other countries with moratoria on executions included Malawi and South Korea.Amnesty International welcomed the United States Supreme Court ruling in March this year declaring unconstitutional the use of the death penalty against child offenders -- people under 18 at the time of the crime. With this decision all countries have now formally rejected the application of the death penalty to child offenders. However, Amnesty International remains concerned that child offenders continued to be executed in a few other countries. Iran executed at least three child offenders in 2004, violating its obligations as party to international treaties which preclude the practice. China executed a young man despite concerns that he may have been a juvenile when he committed a capital crime. His execution was carried out while his lawyer and family were still petitioning the Supreme People's Court to review his case. Another child offender was executed in Iran in January this year. "It is high time the Commission affirms clearly that the imposition of the death penalty on those aged under 18 at the time of the commission of the offence is contrary to customary international law." Amnesty International also welcomed the decisions of several countries to adopt constitutional provisions precluding the death penalty. In a survey of constitutional measures released today, Amnesty International reported that Turkey prohibited the death penalty in its constitution in 2004, as did Belgium in February this year. Other countries with recently enacted constitutional prohibitions of the death penalty include Ireland and Turkmenistan. "These are important advances that the Commission should welcome and encourage. " "The case of Ryan Mathews and scores of others sentenced to death in the USA for crimes they did not commit demonstrate that no judicial system is infallible. However sophisticated the system, the death penalty will always carry with it the risk of lethal error" Amnesty International said.For a full copy of "The death penalty worldwide: developments in 2004", please see: http://web.amnesty.org/library/index/ENGACT050012005For more information on Amnesty International's work against the death penalty, please see: http://web.amnesty.org/pages/deathpenalty-index-eng

Monday, April 04, 2005

Arab World Competitiveness Report 2005

Arab unemployment may spark unrest if oil boom ends
DOHA (Reuters) - Arab countries could face a "lethal combination" of falling oil prices and rising unemployment in the next five years if they fail to reform their economies, a senior economist said on Saturday. Augusto Lopez-Claros, chief economist at the World Economic Forum (WEF) and editor of the Arab World Competitiveness Report 2005, released on Saturday, said this scenario could ignite unrest among disillusioned youths throughout the Arab world.
"If for some reason oil prices come down sharply, as of course they tend to do, the sense of optimism and well-being being generated by this bonanza -- at least in some of these countries - could turn around," he told Reuters on the sidelines of a conference in Doha, capital of gas-rich Gulf state Qatar. "If at the same time you have rising unemployment, you have a potentially lethal combination. The chances that that could lead to social dysfunction and instability are quite high." Unemployment is running at about 10 percent in several Arab countries including Egypt, Morocco, and Saudi Arabia, while in others it can be as high as 20 percent.
The problem is exacerbated by rapid population growth. The United Nations Development Programme says two-thirds of the region's population is under the age of 30, and of that 40 percent are unemployed. Lopez-Claros said Arab states should stimulate the private sector and create jobs by building an investor-friendly environment with macroeconomic stability, strong public institutions and better technology and education. "The Arab countries do reasonably well in macro management. Where we have serious shortcomings is on the public institutions side, and beyond that in ... technology and human capital."
LOSE OUT He said Arab countries should be careful about how they spend their large oil and natural gas revenues, boosted in the recent months by record high oil prices. "This revenue is not always being channelled to those things that will really push the development process forward - education, infrastructure, liberalising the economy so that you will actually have private sector development."
A U.N. report said last year that Arab countries drew less than one percent of the total direct investments in the world in the last two decades, while $500 billion of Arab capital, mainly Gulf money, remains invested outside the region. Lopez-Claros said that if Arab countries did not implement reforms in these areas, they would lose out on investment to more dynamic economies such as India, China and Central Europe. "If you travel in the Czech Republic, young people have a sense of optimism about the future. They feel galvanized about building a new society. You don't have that among young people in Arab countries," said Lopez-Claros. "It is sad when this optimism turns inwards and makes these people frustrated because their governments are not doing the right things to create jobs and provide opportunities." Qatar ranked first in the Arab World Competitiveness Report 2005, produced by the WEF, an economic think-tank based in Switzerland. The report said Qatar had strong finances, robust public institutions and relatively advanced technology. It had the highest 2004 Arab per capita gross domestic product, at $33,600. The United Arab Emirates ranked second, while Bahrain was third. Lebanon (11th) and Yemen (12th) were the lowest ranked countries, although some Arab states -- including Iraq and Syria -- were excluded from the study because of a lack of data.
http://www.arabtimesonline.com/arabtimes/breakingnews/view.asp?msgID=8476

Biocides in Textiles Global Report