Monday, December 04, 2006

«Dönemeç noktasi». C’è stata una svolta

IL PAPA IN TURCHIA Parla Ilter Turan, professore di scienze politiche alla Bilgi Üniversitesi di Istanbul
«Spero che la visita possa essere ricordata come uno snodo storico nelle relazioni tra chiesa cattolica e Islam. È difficile pensare alla “secolare” Turchia come prima tappa di una sfida comune delle religioni monoteiste alla “secolarizzazione” della società».
di STEFANO BALDOLINI

Dönemeç noktasi. Punto di svolta. Uno snodo cruciale nelle relazioni tra mondo cattolico e musulmano. Usa quest’espressione per commentare il viaggio in Turchia di Benedetto XVI, Ilter Turan, professore di scienze politiche al dipartimento di relazioni internazionali alla Bilgi Üniversitesi di Istanbul.
Nonostante molte aspettative negative, la visita di Benedetto XVI in Turchia può considerarsi un successo...
È vero. Non è ancora chiusa ma possiamo affermare che finora è andata abbastanza bene. Benedetto XVI si è mostrato sensibile rispetto agli effetti del malinteso che si era prodotto con il discorso di Regensburg, ha espresso l’idea di positività rispetto ad altri sistemi religiosi cercando di “riscaldare” i rapporti tra diverse religioni. Ha poi espresso una particolare simpatia per la Turchia, ribadito l’opinione che Ankara debba entrare nell’Unione europea.
Insomma, la visita è stata più apprezzata che criticata. La speranza è che anche oggi – nell’ultimo giorno della missione – le cose vadano come sono andate finora. Questa è anche la speranza della gente, del cosiddetto “uomo della strada”. La gente si aspetta che dopo le parole di questi giorni il papa dimostri realmente di aver cambiato opinione sui musulmani.
A proposito, lei insegna a Instanbul. Che atmosfera si respira?
C’è un clima di altissima tensione. Le misure di sicurezza sono evidenti e tutti sperano che la visita si concluda senza incidenti. Anche chi non segue nel dettaglio la visita di Benedetto XVI può percepire la portata dell’evento. I media stanno dando grande rilevanza a tutta la faccenda, i giornali dedicano le prime pagine e le tv stanno coprendo dal vivo gli incontri ufficiali. E che sia un grande evento non c’è alcun dubbio: la visita di un papa in un paese a maggioranza musulmana... In questo senso spero che questa visita possa essere ricordata come un vero e proprio punto di svolta – donemec noktasi, in turco – nei rapporti tra chiesa cattolica e Islam.
Ma se da un lato è molto importante che la gente comprenda la portata storica dell’evento, dall’altra aspetterei per dare un giudizio sulle parole espresse in questi giorni. Sul loro effetto reale.
Mi accontententerei – e non è poco – della portata simbolica del viaggio.
Il papa ha parlato di libertà religiosa, si è scagliato contro il terrorismo e il fondamentalismo. Temi sensibili in Turchia...
Ma non solo in Turchia. S i tratta di temi universali, che coinvolgono diversi paesi. Prendiamo i diritti umani, è evidente che qui da noi occorra fare progressi, ma io penso che non siano un problema specifico della Turchia. E non vorrei che al mio paese fosse associata un’immagine che rispecchia la realtà che appartiene anche ad altri. Vorrei aggiungere che in un certo senso il papa non ha detto nulla di straordinario. Ha fatto dichiarazioni prevedibili, di buon senso. Anche in questo sta la bontà della sua visita.
Possiamo affermare, come fanno Phillip Blond e Adrian Pabst sull’International Herald Tribune, che il suo è un tentativo di coinvolgere l’Islam e la chiesa ortodossa contro ciò che considera il vero nemico comune, il crescente secolarismo?
Se questo era il suo obiettivo, non è ancora emerso chiaramente, almeno finora. D’altra parte la Turchia non è un luogo particolarmente adatto per iniziare a parlare di argomenti “non secolari”. Quella turca è una società strettamente connessa a un sistema di leggi molto secolare, e sottoposta ad una rigida applicazione delle stesse. È vero che in documenti precedenti a questa visita il papa si era espresso contro quella che giudica una crescente secolarizzazione della società, e a sostegno di un ritorno ad una concezione più religiosa.
Ma non mi sembra l’obiettivo di questo viaggio, che invece è incentrato su due cardini: portare avanti, approfondire, le relazioni tra chiesa cattolica e greco ortodossa; rendere più amichevoli, anche alla luce delle recenti tensioni, i rapporti tra chiesa cattolica e Islam.
In concomitanza con la sua visita, Bruxelles è arrivato uno stop alle trattative sull’ingresso di Ankara nella Unione europea.
Certamente le dichiarazioni del papa che ha più volte ribadito l’auspicio che la Turchia entri in Europa sono sempre ascoltate dai rappresentanti di Bruxelles. In questo caso credo però che non si possano rilevare corrispondenze effettive tra le dichiarazioni ufficiali di Benedetto XVI di questi giorni in Turchia e le decisioni prese dall’Unione europea.
D’altro canto noi possiamo interpretare quello che succede a Bruxelles senza fare riferimenti espliciti alle posizioni del papa. Noi invece dovremmo dibattere sulle raccomandazioni espresse, a partire dalla richiesta di aprire a Cipro, paese membro dell’Unione stessa. In questo senso credo che gli obiettivi richiesti ad Ankara non saranno facili da raggiungere, ma anche che la decisione della Commissione, per quanto importante, può non considerarsi uno stop completo all’intero processo di adesione.

Europa quotidiano venerdì 1 dicembre 2006 (qui in pdf dalla Rassegna della Camera)

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