Friday, November 10, 2006

Si brinda per i democratici, senza euforia

LE REAZIONI IN EUROPA
Si brinda per i democratici, senza euforia
di stefano baldolini
EUROPA QUOTIDIANO, giovedì 10 novembre 2006

Miglioramento delle relazioni transatlantiche, maggiore attenzione a temi come global warming e Darfour, ma anche consapevolezza che nonostante il cambio di maggioranza al Congresso i cambiamenti nella politica Usa non saranno tanto repentini.
Su un tema invece, gli osservatori europei sembrano tutti concordi: Bush paga la campagna iraqena, a Bagdad bisogna cambiare rotta. Non è una novità.
Uno studio del German Marshall Fund dello scorso settembre solo il 18 per cento degli europei appoggia la politica estera dell’amministrazione Bush. Così è lapidario il commento di Martin Schulz, capogruppo dei socialisti al parlamento europeo: «Per il mondo è l’inizio della fine di un incubo durato sei anni».
Ma il segnale che i tempi sono proprio cambiati arriva da Londra. «Il messaggio del popolo americano è chiaro: occorre un significativo cambiamento di direzione in Iraq. Così come in Gran Bretagna, gli americani sentono di essere stati tratti in inganno e ignorati», ha detto John McDonnell, parlamentare laburista e candidato alla successione di Tony Blair. A cui non manca di riservare una stoccata.
«Questi risultati elettorali – continua McDonnell – oltre a danneggiare George W. Bush, vogliono dire che Blair ora è completamente isolato nella comunità internazionale ».
«I risultati delle elezioni per il Congresso metteranno un freno robusto alle politiche unilaterali e dogmatiche di George W. Bush», ha dichiarato Jürgen Trittin, ex ministro dell’ambiente. «È stato il conto della Casa Bianca per il loro disastro in Iraq», ha aggiunto alla tv tedesca N24.
Karsten Voigt, coordinatore per le relazioni tedesco-americane nel ministero degli esteri, ritiene che il cambio di maggioranza al Congresso porterà i democratici a concentrarsi su crisi come l’Afghanistan e il Darfour.
Bordate bipartisan arrivano dalla Francia.
«Sono felice di vedere la politica estera degli Stati Uniti messa in discussione dal popolo americano», ha detto Francois Fillon, parlamentare conservatore vicino a Nikolas Sarkozy. «Molti americani hanno realizzato che il presidente Bush ha mentito loro», ha detto Laurent Fabius, ex primo ministro. Ma da Parigi arriva anche un monito a non sottovalutare Bush.
A mettere in guardia, è Francois Heisbourg, consigliere alla fondazione per le ricerche strategiche. Così è vero che «i democratici non renderanno la vita piacevole » a Bush, ma d’altro canto senza esser preoccupato per i risultati elettorali, «le sue mani saranno libere. Il paradosso è che oggi il suo margine di manovra è più grande di prima».
In Spagna, positiva la reazione della maggioranza al voto americano. Portavoce del Partito socialista dichiarano di «sperare che i risultati aiuteranno a canbiare il corso della politica estera Usa». Meno ottimista il politologo portoghese Miguel Monjardino, dell’istituto di studi politici all’università cattolica di Lisbona: «Il futuro della politica estera americana rimane incerto. Non c’è ancora un chiaro piano dei democratici sull’Iraq». «Spero che il presidente e il Congresso sotto queste nuove condizioni trovino una linea comune su Iraq e Afghanistan», dichiara il premier Anders Fogh Rasmussen.
Guarda al futuro dell’economia mondiale, il presidente della commissione europea, José Manuel Barroso e confida sul multilateralismo dei democratici. «Ora è molto importante che da parte americana giunga un rinnovato impegno per ridare vita ai Doha Round». Ma non tutti la pensano così e sottolineano la tendenza Dem al protezionismo economico. Possiamo dire addio «ad ogni possibilità di dialogo» nei negoziati sul commercio mondiale, scrive Bronwed Maddox sul britannico The Times.

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