Thursday, February 08, 2007

Più free press e più giornali on line. Eppure alle edicole è boom di vendite

Un rapporto della World Association of Newspapers ribalta l’opinione prevalente che vede in crisi la carta stampata a scapito del digitale. Mentre in Svezia chiude il giornale più antico del mondo, e Le Monde lancia la free press Matin Plus.
di STEFANO BALDOLINI

Contrordine: i giornali scoppiano di salute, la loro diffusione nel mondo è in crescita e, per la prima volta nella storia, i quotidiani superano quota diecimila con oltre 450 milioni di copie vendute al giorno, segnando un incremento del 13 per cento dal 2001. A rivelarlo, nel “World Press Trends 2006”, è la World Association of Newspapers (Wan), organizzazione con sede a Parigi che rappresenta 18 mila testate.
Il rapporto è destinato quantomeno a ridimensionare le previsioni più apocalittiche sul destino dei media tradizionali su carta, tanto più che la tendenza, così come invece sostenuto dai più, non riguarda esclusivamente i paesi emergenti – che, comunque, con l’India a segnare un più 33 per cento dal 2001 al 2005, fanno la parte del leone – , bensì è estesa anche a Nord America ed Europa. «Quello che stiamo vedendo contraddice completamente l’opinione prevalente », dichiara Timothy Balding, chief executive officer della Wan.
Così a fronte di una crescita combinata (a pagamento e free press) mondiale del 9,95 per cento dal 2001 al 2005, i giornali in circolazione aumentano del 2,12 per cento in Europa e dello 0,7 per cento negli Stati Uniti.
Naturalmente è la free press – che nel quinquennio considerato ha visto più che raddoppiate le copie in circolazione (da 12 milioni a 28) –, a trainare il settore, ma per dirla con Balding, la crescita dei giornali è «quello che market makers e media pundits, ossessionati dalla rivoluzione digitale dei media, non dicono.» E in effetti, da un po’ di tempo a questa parte, non passa giorno senza che qualche autorevole istituto di ricerca, mass media, o semplice Savonarola in erba, ci ammonisca sulla sorte dei giornali tradizionali: segnata, schiacciata dalla free press, con il digitale trionfante sulla carta stampata. Il “liberi tutti”, com’è noto, l’- ha dato un libro di Philip Meyer di qualche anno fa, “The vanishing newspaper”, che profetizzava per la fine di marzo del 2043 l’ultima edizione dell’ultimo giornale cartaceo. Lo scenario è stato rilanciato qualche mese fa dall’Economist in una celebre copertina dalla grafica “patchwork” che ha fatto il giro del mondo. «Who Killed the Newspaper?», si domandava il settimanale britannico, segnalando però, in attesa che «l’ultimo lettore esausto getterà via l’ultima copia spiegazzata», che dal punto di vista commerciale, ancora nel 2006, «un lettore della carta stampata equivale a dieci online.» Parallelamente continuano a fioccare le iniziative multimediali, si parla sempre più insistentemente dell’e-paper, la carta elettronica che dovrebbe di qui a qualche anno rivoluzionare il mercato.
Insomma, in genere chi parla di fine dei giornali, non è affatto un ciarlatano, tutt’altro, ma soggetti con propri interessi che basano le loro previsioni su eventi di non trascurabile valore simbolico.
Come la vicenda, rimbalzata nei media nei giorni scorsi, dello svedese Post och Insikes Tidnigar. Il più antico giornale del mondo, fondato niente meno che dalla regina Cristina di Svezia nel 1645 per giustificare l’incremento delle tasse legate alla guerra dei trent’anni, è scomparso dalle edicole all’inizio del 2007 per diventare una pubblicazione solo online. D’altra parte, visto il crollo delle vendite (scese a 1500 copie), non aveva senso continuare.
«Ora ognuno potrà leggere il “Poit” gratis sul web», ha detto il suo caporedattore, e unico dipendente. Difficile dargli torto.
Così come, anche alla luce del rapporto stesso della Wan, è difficile essere in disaccordo con la strategia commerciale di Le Monde che da martedì 6 febbraio scorso ha debuttato nella regione parigina con la sua versione gratuita. Matin Plus, 350 mila copie, trenta pagine dominate dal rosso, molte foto e intento «informativo, neutro e generalista».
Nelle intenzioni del quotidiano progressista – e del finanziere Vincent Bolloré –, la free press (scaricabile anche dal web), dovrebbe rappresentare la testa di ponte nella zona dell’Ile-de- France di Ville Plus, la rete di quotidiani gratuiti lanciata per contrastare i gratuiti rivali Metro e 20 Minutes.
Ordinaria amministrazione, se si pensa ad altre iniziative. Come quella della Bild, che lo scorso dicembre ha lanciato un giornale virtuale, The Avastar, per conquistare il mercato di Second Life. La redazione, composta da venti giornalisti virtuali, cosiddetti avatar, dovra occuparsi di gossip e notizie sui circa due milioni di residenti. Il prezzo? 152 dollari Linden. L’equivalente di 35 centesimi di euro. Reali.

Europa Quotidiano, giovedì 8 febbraio 2007

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